“L’immaginario della violenza”
di Stefano Baratta – Moretti&Vitali

La violenza è un comportamento irrazionale? Un rapimento della coscienza? Il manifestarsi di matrici istintive legate alla volontà di potenza (Adler), alla pulsione di morte (Freud), all’esigenza di soddisfare arcaiche pulsioni (Fenichel), a frustrazioni dell’infanzia (Klein), al principio di piacere (Hartmann)? o è un comportamento in qualche modo “ragionevole”, prospettico e teleologico (Jung)?

Stupro e incesto, matricidio e parricidio, costringere a prostituirsi sono condotte irrazionali, incomprensibili, indecifrabili? Per tutti sono inammissibili e condannabili, per i più sono imperdonabili e anche inaccettabili, la maggior parte di voi non li sopporta, né li tollera. Ovviamente non sono giustificabili! Ma siete proprio certi che non si possano capire, comprendere, afferrare? non possano avere un loro “senso”, una loro “ragione”?

Chi li commette è trattabile solo con psicofarmaci o è destinato alla detenzione? Possiamo comminare tale sentenza a priori? Una condanna inappellabile che di fatto è molto comoda, perché discolpante, sia nei confronti del singolo individuo sia per l’intero gruppo sociale. Di quali interventi psicoterapeutici possiamo invece avvalerci: narrazione analitica, psicodramma, interpretazione dei sogni? E poi c’è il problema della prevenzione… Possiamo ancora far riferimento nelle terapie di chi ha commesso o ha subito violenza alle immagini archetipiche del padre o della madre? o dobbiamo porre maggior attenzione all’archetipo della coppia, inteso come un archetipo a sé e non come il semplice accostarsi delle due figure? In tal modo potremmo esimerci dal colpevolizzare, ad esempio, un uomo sciolto nel suo femminile o una donna in preda al suo Animus ed anche contare che un orfano o un figlio di separati possa confrontarsi con l’immagine archetipica della coppia… Affinché il temenos simbolico non si frantumi è necessario in queste psicoterapie l’incontro col sacro. Tantoché anche il peggior credente manifesta un’innata tendenza ad esso e supponendo pure che non aderisca ad alcuna religione, ne ha psicologicamente bisogno lo stesso, è per lui un sacro/laico.